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Attività professionaleBuoni postali, gli eredi inciampano nel rimborso cointestato

13 Luglio 2020

Sentenze contraddittorie in tribunale. Interviene l’Arbitro bancario.

 

“Oggi La Stampa mi ha nuovamente intervistato come esperto in materia di contenzioso sui Buoni Fruttiferi Postali.Con la giornalista economica Sandra Riccio, abbiamo sviluppato i rapporti tra le decisioni dell’Arbitro Bancario Finanziario e le sentenze ordinarie, sui Buoni Postali caduti in eredità. Sono felice di poter continuare ad accompagnare coloro che hanno visto il loro risparmio “tradito” verso il recupero integrale di quanto dovuto”

 

È un caso che riguarda diversi risparmiatori e che di recente è finito sotto la lente del Collegio di Torino dell’Arbitro Bancario Finanziario. Si tratta della questione relativa alla pari facoltà di rimborso dei buoni fruttiferi postali cointestati con persone defunte. In pratica si tratta di un problema che riguarda tutti i cointestatari dei buoni che vogliono incassare un buono postale ereditato. L’operazione non è semplice. «Secondo Poste, infatti, nonostante sui buoni compaia la clausola di pari facoltà di rimborso (p.f.r.) per incassare un buono cointestato con una persona defunta è necessaria la presenza di tutti gli eredi del defunto – spiega l’avvocato Alberto Rizzo, esperto di diritto bancario e finanziario -. Questo provoca diversi problemi legati al fatto di dover coinvolgere gli altri cointestatari, spesso parenti numerosi e distanti o con cui i rapporti non sono più sereni, per incassare somme e dividerle con loro non per disposizione del cointestatario defunto ma per l’opposizione di Poste».

Si tratta di un tema molto dibattuto anche in giurisprudenza tanto che si registrano due sentenze favorevoli ai risparmiatori (della Corte d’Appello di Torino e di Milano) e una favorevole a Poste (della Corte d’Appello di Roma): anche per questo è particolarmente rilevante l’orientamento dell’Arbitro Bancario Finanziario.

I casi sono frequenti e non tutti sanno che le strade per arrivare a una soluzione ci sono. Molti però si arrendono alla prima risposta negativa. In altri casi, anche per vicende familiari difficili, si rischia di perdere tempo e di arrivare alla prescrizione. Per citare un esempio realmente accaduto, Mario, erede cointestatario di 13 buoni intestati a lui ed alla madre, ha tentato per 10 anni di incassare la somma dovuta ma, immotivatamente, Poste si è sempre opposta chiedendo che fossero presenti anche gli eredi (due fratelli dell’intestatario con cui i rapporti erano difficoltosi). In questo modo era impedito a Mario di incassare buoni fruttiferi per circa 80.000 euro. La situazione era del tutto paradossale perché la madre, proprio per evitare problemi tra i figli al momento del decesso, quando era in vita, aveva intestato lo stesso numero di buoni a ognuno dei tre figli, così che ognuno avesse la propria parte.

Dopo essersi rivolto all’Arbitro, il risparmiatore è finalmente riuscito ad ottenere l’integrale pagamento dei buoni cointestati con la madre.

«L’Arbitro Bancario, infatti, ha dato ragione al risparmiatore affermando che “al cointestatario con pari facoltà di rimborso, il quale, nonostante il decesso di altro cointestatario, agisca iure proprio, sulla base delle condizioni contrattuali pattuite al momento dell’emissione del buono, l’intermediario non possa richiedere la quietanza di tutti gli aventi diritto (ossia anche i successori mortis causa dei cointestatari defunti), in quanto richiesta non fondata su una specifica norma di legge e basata su una illegittima e surrettizia modificazione delle condizioni contrattuali”».

Qual è la strada da seguire per chi ha ereditato un buono cointestato e si trova di fronte a un «no»? Di fronte a un rifiuto di Poste di riconoscere la validità della clausola di «pari facoltà di ricorso», occorre incardinare la pratica di contestazione. In pratica bisogna presentare un reclamo finanziario a Poste dove si contesta il suo rifiuto. Per la risposta c’è tempo 30 giorni, poi, in caso di mancato responso, si può portare la richiesta davanti all’Arbitro bancario. «La procedura ha una durata che può oscillare tra i 6 e i 9 mesi – spiega l’avvocato Rizzo -. Si tratta insomma di una procedura snella rispetto ai tempi dei processi ordinari». Nel caso di via libera dall’Arbitro, Poste sarà obbligata a pagare senza la presenza di tutti gli eredi del defunto.

Prima di tutto però occorre andare in Posta a chiedere la liquidazione del buono. Bisogna portare con sé il titolo. «Il consiglio è di tenersi sempre le copie fronte retro» dice l’avvocato Rizzo. Serve poi la così detta «valorizzazione» che Poste consegnerà al risparmiatore. E’ in pratica il valore che Poste riconoscere di dover pagare. «Questa valorizzazione potrebbe essere diversa dalla somma che invece il soggetto ha il diritto di percepire» mette in guardia l’avvocato Rizzo. Occorre insomma tenere gli occhi bene aperti.

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Sandra Riccio


La Stampa – Tutto Soldi, 13 Luglio 2020

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