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Attività professionaleQuote latte, il tribunale di Asti prescrive

20 Novembre 2019

Nel mese di settembre il Tribunale di Asti è intervenuto sull’annosa questione delle quote latte. Nello specifico, un imprenditore agricolo, dopo essersi rivolto allo studio dell’avvocato braidese Alberto Rizzo a seguito della notifica di una cartella esattoriale da parte dell’Agea (Agenzia statale subentrata ad Eima nella gestione delle quote latte), è riuscito ad ottenere una pronuncia, probabilmente una delle prime in Italia, con la quale il Tribunale astigiano, aderendo in pieno alle difese svolte dal legale, ha riconosciuto l’intervenuta prescrizione dei crediti erariali.

In particolare, secondo il giudice astigiano, “Al di là della lacunosa documentazione della convenuta Agea, che non consente di individuare con esattezza la corrispondenza tra i provvedimenti emessi e le comunicazioni Aima/Agea impugnate, dirimente è la considerazione che trattandosi di cartella erariale la prescrizione si compie in cinque anni, come da ultimo precisato dall’ordinanza della Suprema Corte n. 30362 del 23.11.2018”.

«La notizia della sentenza è stata accolta dal mio cliente come un’autentica liberazione – commenta l’avvocato Rizzodopo anni vissuti con l’ansia di dover corrispondere somme ritenute giustamente come non dovute. Come lui, anche i tantissimi allevatori e produttori coinvolti in questa vicenda, ormai da decenni, hanno vissuto momenti di forte incertezza, dovuti alle tantissime controversie coltivate nel tempo. Ora, il Tribunale di Asti, ha stabilito un principio di civiltà giuridica, accogliendo le ragioni contenute nel mio ricorso contro le cartelle di Agea, sancendone la prescrizione per il decorso infruttuoso del termine quinquennale. La sentenza, tra l’altro, giunge in momento particolare, nel quale tutta l’avvocatura italiana è mobilitata contro la riforma della prescrizione, che sovvertirebbe decenni di conquiste dal punto di vista dei diritti del cittadino nei confronti dello Stato, autorizzando quest’ultimo a processare a vita i propri “sudditi”».

 

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Il Corriere, 20 novembre 2019

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