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Attività professionaleSconfitta per le quote latte

18 Novembre 2019

Il sistema delle “quote latte” cioè il quantitativo massimo di latte, che venne stabilito a livello comunitario nel 1980, producibile da un’azienda lattiero-casearia e allo sforamento del quale si determina una “multa” che i produttori devono pagare alla stessa Unione Europea è stata, per trent’anni, una vera e propria spada di Damocle sulla testa degli allevatori italiani. L’ultimo capitolo della vicenda riguarda l’inchiesta portata avanti da due trasmissioni televisive, “Report” e “Le Iene” che hanno messo in evidenza come il sistema fosse basato su dati falsi e che le multe, di conseguenza, non erano corrette.

In attesa che dalla denuncia si passi a risolvere la questione che tanto ha gravato sugli allevatori italiani, ricordando che le segnalazioni di Report delle Iene sono suffragate da quanto rivelato dall’ex vicecomandante del comando carabinieri politiche agricole e alimentari Marco Mantile o dall’iniziativa del gip del tribunale di Roma Paola de Nicola, che in un procedimento di archiviazione ha scritto: “Il sistema di calcolo è errato, una cosa che sanno tutte le autorità amministrative e politiche, che sono rimaste inerti per 20 anni, per non scontentare singoli centri di interesse” o come Guardia di Finanza e carabinieri, che erano arrivati alla stessa conclusione della gip di Roma, vale la pena di segnalare l’iniziativa, di altro genere, avviata dall’avvocato braidese Alberto Rizzo, che ha ottenuto una sentenza importante a favore di un cliente.

Quest’ultimo, un imprenditore agricolo che aveva ricevuto la notifica di una cartella esattoriale da parte dell’Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, è riuscito a ottenere una pronuncia, una delle prime in Italia, con la quale il Tribunale di Asti, che ha accolto le tesi dell’avvocato Rizzo, ha riconosciuto l’intervenuta prescrizione dei crediti erariali. Si tratta di una sentenza che, molto probabilmente, segnerà in maniera netta gli sviluppi giurisprudenziali in materia. Secondo il giudice astigiano, “al di là della lacunosa documentazione della convenuta Agea, dirimente è la considerazione che, trattandosi di cartella erariale, la prescrizione si compie in cinque anni”.

Soddisfatto, ovviamente l’avvocato Rizzo, che ha commentato: “La notizia della sentenza è stata accolta dal mio cliente come un’autentica liberazione, dopo anni vissuti con l’ansia di dover corrispondere somme ritenute, giustamente, come non dovute. Come lui, anche i tantissimi allevatori e produttori coinvolti in questa vicenda, ormai da decenni, hanno vissuto momenti di forte incertezza, dovuti alle tantissime controversie coltivate nel tempo. Ora, il Tribunale di Asti ha stabilito un principio di civiltà giuridica, accogliendo le ragioni contenute nel mio ricorso contro le cartelle di Agea, sancendone la prescrizione per il decorso infruttuoso del termine quinquennale”.

 

APRI L'ORIGINALE


Il Corriere, 18 novembre 2019

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