Attività professionaleLa battaglia sui Buoni Postali torna sul TG4
La battaglia sui Buoni Postali torna sul TG4: l’Avvocato Alberto Rizzo interviene sugli interessi non pagati
La battaglia sui Buoni Postali torna sul TG4: l’Avvocato Alberto Rizzo interviene sugli interessi non pagati
Ci sono persone che non sanno di avere ottenuto meno del dovuto, ma si può presentare ricorso fino a dieci anni dall'incasso. La Cassazione, nel 2007 e nel febbraio scorso, ha riconosciuto che vi può essere una modifica " in peggio" dei rendimenti riportati nei buoni fruttiferi postali, ma esclusivamente per quelli in data antecedente alla pubblicazione del decreto del 1986.
A fronte della variazione del tasso di interesse, secondo la suprema corte, era consentita al risparmiatore la scelta di chiedere la riscossione dei buoni, ottenendo gli interessi corrispondenti al tasso originariamente fissato, oppure quella di non recedere dall’investimento che avrebbe prodotto, da quel momento, i minori interessi di cui sopra.
Dopo l’emissione delle serie di buoni denominate rispettivamente “O” (1981) e “P” (1984), con Decreto ministeriale del 13 Giugno 1986, il Tesoro istituiva infatti la nuova serie “Q”, caratterizzata da un tasso d’interesse inferiore rispetto a quello delle serie antecedenti.
In questi primi mesi del 2019 sono scaduti, o sono prossimi alla scadenza, molti buoni fruttiferi postali delle serie O, P e Q, sottoscritti dai risparmiatori e per i quali Poste italiane si rifiita di riconoscere i rendimenti riportati nelle tabelle apposte sul retro dei medesimi.
Le Poste si erano rifiutate di riconoscere i rendimenti riportati nelle tabelle stampate sul retro gli stessi buoni fruttiferi da loro venduti; due risparmiatori residenti nel Roero hanno fatto ricorso e il Tribunale gli ha dato ragione. A patrocinare la causa è stato l’avvocato Alberto Rizzo, braidese esperto di diritto bancario e finanziario.
È stata depositata una recente sentenza - la n. 92 del 2012 - da parte del Tribunale di Cuneo, su una vicenda che ha interessato una Società sita nel Fossanese. All’epoca dei fatti oggetto di causa - per i quali il legale braidese dell’Azienda, l’avvocato Alberto Rizzo, ha presentato due ricorsi, poi riuniti in un unico procedimento, davanti al Giudice del Lavoro di Cuneo, la dottoressa Silvia Casarino -, gli ispettori dell’INPS contestavano alla titolare dell’Impresa che dovesse escludersi – con riferimento al periodo in cui la stessa era stata nel contempo lavoratrice dipendente e socia della Società – la sussistenza degli elementi tipici della subordinazione.
Importante vittoria quella di un esercente di Narzole, che dopo la sentenza n° 197 del 2010 può finalmente tirare un respiro di sollievo e dire finalmente basta ad una questione che si portava avanti da circa 5 anni.