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Decisioni Arbitro Bancario FinanziarioBuoni postali serie “O”: l’Arbitro Bancario di Torino premia due risparmiatori piemontesi

9 Maggio 20210

Il Collegio di Torino dell’Arbitro Bancario, con due separate decisioni, ha riconosciuto il diritto di due risparmiatori piemontesi a riscuotere gli importi riportati nella tabella posta nel retro dei buoni postali serie “O”, pari ad oltre 34.000 euro in un caso ed a 46.000 euro nell’altro.

 

Il caso esaminato dall’Abf

Ai due titolari di buoni postali serie “O”, emessi nel 1988, non erano stati riconosciuti gli interessi riportati nel retro dei titoli, a causa di una modifica dei rendimenti avvenuta prima della sottoscrizione dei medesimi, e di un timbro che Poste aveva apposto sopra la tabella, con i nuovi rendimenti della serie Q.

Il contenuto della decisione sui buoni postali serie “O”

Con queste due pronunce il Collegio di Torino dell’Arbitro Bancario ha stabilito la prevalenza di quanto riportato sui buoni postali serie “O”, rispetto alle modifiche apportate con decreto ministeriale in epoca antecedente alla firma degli stessi, e senza che a nulla valesse, a tal fine, il timbro apposto da Poste.

Quest’ultimo, infatti, infatti, prevedeva gli interessi dovuti esclusivamente per i primi venti anni di validità dei titoli, non stabilendo nulla per gli interessi da corrispondersi in favore dei due titolari per gli ultimi dieci anni.

La questione di diritto esaminata dall’Abf

Con questi provvedimenti Poste Italiane è stata condannata a rimborsare ai risparmiatori, assistiti dall’Avvocato braidese Alberto Rizzo, Giurista esperto nella materia del diritto bancario e postale (https://avvocatoalbertorizzo.it/video/), gli interessi previsti sui buoni per gli ultimi dieci anni di validità dei titoli, e non quelli inizialmente riconosciuti dall’intermediario postale.

In tal modo i risparmiatori sono riusciti a farsi riconoscere 80.000,00 euro in più rispetto a quanto voleva inizialmente corrispondere la controparte sui buoni postali serie “O”.

La soluzione del problema sui buoni postali serie “O”

Si tratta di due importanti decisioni per le migliaia di titolari di buoni postali che, in questi anni, decorsi i trent’anni dalla sottoscrizione, si recano presso gli uffici postali e che, ignari dei propri diritti, si vedono riconoscere importi inferiori rispetto ai rendimenti previsti negli stessi.

A tal fine è opportuno che ogni risparmiatore in possesso di un buono, emesso dopo il giugno del 1986, lo faccia esaminare per capire se ha diritto a farsi corrispondere un importo maggiore rispetto a quanto conteggiato da Poste.

E ciò anche se il buono è già stato incassato, purché non siano decorsi oltre dieci anni da tale momento.

 

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Per questi, e per altri approfondimenti, puoi iscriverti al canale Youtube dell’avvocato braidese Alberto Rizzo, specializzato in Diritto Bancario e Postale, nonché direttore generale dell’Accademia di Educazione Finanziaria, ente presieduto dal professor Beppe Ghisolfi, banchiere e scrittore internazionale: VISITA IL CANALE YOUTUBE

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